RICERCA Regolazione per la sostenibilità

Verso una governance dei processi organizzativi per la sostenibilità: un’analisi dei sistemi di regolazione nell’Università di Torino

1. Il contesto e la domanda di ricerca. Le dimensioni della sostenibilità e le necessità di politiche integrate

Il Green Office dell’Università di Torino (UniToGO, prima declinazione italiana del Green Office Movement) è stato lanciato nel maggio 2016 con l’obiettivo di supportare l’ateneo torinese nell’individuazione di strategie orientate ad un tempo al perseguimento di obiettivi di sostenibilità per l’organizzazione universitaria nel suo insieme e, auspicabilmente, a rafforzarne la funzione di catalizzatore dei processi sociali per la sostenibilità nel più ampio contesto territoriale urbano.

Per il perseguimento di questi fini, e in coerenza con analoghe esperienze portate avanti in altri atenei europei ed extraeuropei, UniToGO ha organizzato le proprie attività attorno a 5 dimensioni della sostenibilità: energia, mobilità, acquisti pubblici, cibo e rifiuti. Ciascuna di queste dimensioni è assegnata ad un gruppo di lavoro di composizione variabile ma stabilmente coordinato da un referente scientifico e amministrativo e per ciascuna di queste dimensioni l’obiettivo di UniToGo è duplice:

  1. Produrre conoscenza rispetto alla qualificazione e all’entità dei fenomeni rilevanti in ottica di sostenibilità
  2. Elaborare, su questa base, coerenti piani di azione e intervento

La nostra proposta di ricerca si pone in una posizione integrativa rispetto ad entrambi questi obiettivi, essendo orientata ad arricchire il quadro conoscitivo nell’ottica di elaborare strategie efficaci di intervento. La proposta nasce infatti dalla convinzione che sia opportuno sviluppare delle attività di indagine dedicate alla descrizione dei processi organizzativi (e dei sistemi di govenance) che insistono sulle diverse dimensioni della sostenibilità in modo da offrire conoscenza utile a mitigare le potenziali criticità insite in un’eccessiva compartimentazione delle attività di indagine e di azione.

In altre parole si vuole ad un tempo arricchire la base conoscitiva e proporre l’adozione di una differente prospettiva di osservazione nei due diversi momenti della costruzione di conoscenza e della definizione di strategie.

Se l’acquisizione di informazioni sulle diverse dimensioni è un’attività che può essere utilmente ‘verticalizzata’ (in ragione della necessaria focalizzazione d’ambito che consente di circoscrivere gli oggetti di indagine, individuare gli attori rilevanti nel determinare i fenomeni osservati, descriverli e quantificarli attraverso opportune raccolte di dati primari e secondari), così non è per i piani di azione ed intervento che dovrebbero invece essere elaborati, almeno in parte, in un’ottica non compartimentale.

Riuscire ad elaborare proposte di intervento integrate (ovvero che insistano su più dimensioni di sostenibilità contemporaneamente) sembra infatti essere un obiettivo non solo ragionevole ma in qualche misura anche necessario se si vuole aumentare l’efficacia delle azioni e ridurre il rischio di outcomes indesiderati.

In questo senso, la nostra proposta di approfondimento si fonda sulla considerazione che, in un’ottica sistemica (dove il sistema, aperto, è Unito), tra le diverse dimensioni della sostenibilità sussistono interazioni di segno opposto, ovvero:

  • in negativo si evidenziano possibili trade-off per cui interventi di miglioramento in una dimensione possono comportare ‘costi’ in altre dimensioni (es. costi energetici/rifiuti in caso di adozione di diversi modelli di distribuzione di cibi e bevande; es. miglioramento del comfort indoor/aumento dei consumi energetici per raffrescamento dei luoghi dell’Università);
  • in positivo emerge la condivisione dello stesso schema attoriale tra i processi che impattano sulle diverse dimensioni e che è composto da studenti, corpo docente, staff amministrativo e (eterogenei) attori esterni.

II nostro obiettivo è quindi innanzi tutto quello di mettere a punto un quadro di lettura esaustivo rispetto ai processi organizzativi (in senso ampio ovvero di considerazione delle componenti strutturali, normative, culturali e comportamentali) che ad oggi dovrebbero regolare e modulare l’impatto delle attività svolte nelle sedi universitarie sulle 5 dimensioni di sostenibilità. Questo quadro di lettura può condurre all’individuazione dei ‘regimi di regolazione‘, può in altre parole fornire elementi per rispondere alla domanda: ‘chi’ fa ‘cosa’ e ‘come’ nell’ambito dei processi che definiscono la performance dell’università di Torino nelle diverse dimensioni di sostenibilità?

La risposta a questa domanda consentirà di integrare la base di conoscenza in modo da individuare i ‘punti di attacco’ o le leve organizzative utili all’elaborazione di strumenti di governo (modelli di governance) e di indirizzo (policies) sia nell’ambito delle singole dimensioni sia in un’ottica di maggiore integrazione nella direzione di mettere a punto strategie complesse che si configurino realmente come “ ...combinazione virtuosa tra iniziative promosse dai vertici dell’organizzazione stessa e comportamenti individuali adottati dai singoli [interagendo] costantemente con gli attori del territorio, i soggetti impegnati nella pianificazione, regolamentazione e gestione delle politiche ambientali e i vari portatori di interesse” (http://www.green.unito.it/?q=it /Il_Nostro_Approccio).

2. Il quadro concettuale

L’analisi dei processi organizzativi verrà condotta con particolare riferimento alla prospettiva di studiare il consumo di risorse energetiche e materiali nelle 5 diverse dimensioni di sostenibilità individuate da UniToGO. L’analisi si svilupperà attraverso l’adozione di un quadro concettuale (e di un modello analitico) complesso e costruito intorno ai seguenti principali riferimenti (eventualmente emendabili o integrabili in ragione degli ulteriori approfondimenti e analisi, v pt 4)

  1. Metabolismo sociale. Costruito sull’ analogia tra sistemi sociali e sistemi naturali (organismi individuali ed ecosistemi) si traduce in un assunto fondamentale: le organizzazioni sociali vivono assorbendo ‘nutrienti’ (energia e materiali) dall’esterno dei propri confini e reimmettono rifiuti (solidi ed emissioni) nell’ambiente circostante.
  2. Sistemi socio-tecnici. Ormai consolidato ampliamento del paradigma sistemico alle componenti tecnologiche delle possibilità di azione, interazione e retroazione proprie dei sistemi sociali. La componente tecnologica (ICT) non è considerata in termini puramente strumentali di abilitazione delle componenti sociali ma da una più comprensiva prospettiva funzionale e di azione e interazione autonoma. Il layer sociale e tecnologico dei STS sono in parte sovrapponibili, in parte integrati e in parte autonomi ma nel complesso configurano il sistema oggetto di osservazione.
  3. Regimi della regolazione. Una modalità di regolazione è un insieme di norme e regole sociali, convenzioni, forme organizzative e istituzionali che possono configurare il funzionamento di un sistema organizzativo (di varia scala) e si focalizza sulle regolarità (sul loro emergere ed evolvere) che si possono osservare. Un elenco dei dispositivi di regolazione dovrebbe includere anche ciò che comunemente viene indicato come dotazioni materiali e regimi socio-tecnici, ovvero gli artefatti tecnologici e i dispositivi che funzionano in combinazione con le pratiche organizzative e che vengono a strutturarsi nel tempo come sistemi esperti.
  4. Agenti e pratiche. I modelli di consumo delle risorse dipendono per la maggior parte dalle pratiche condotte quotidianamente, simultaneamente e in maniera più o meno coordinata da diversi agenti. Le modalità delle pratiche istituzionali, organizzative e sociali influenzano direttamente l’uso delle risorse. Le pratiche si configurano come insiemi di attività e comportamenti che si basano e incorporano predisposizioni e orientamenti culturalmente fondati. Come tali influenzano l’agire degli individui che se ne fanno portatori e interpreti e che a loro volta, con il loro stesso agire, le modificano. Il consumo di risorse (materiali ed energia) può essere utilmente ricondotto all’adesione degli agenti individuali alle diverse pratiche che si sono delineate nel contesto spazio-temporale della loro azione (nello specifico, quello universitario).

3. Obiettivi e risultati attesi

L’obiettivo generale (OG) delle attività di ricerca è la descrizione dei processi organizzativi (attori, regole, procedure, prassi, contesti e modelli decisionali...) che determinano la performance dell’Università di Torino in termini di sostenibilità ambientale.

Questo obiettivo presuppone il raggiungimento di alcuni obiettivi o risultati specifici e intermedi:

  1. Ricostruzione dello stato dell’arte relativo all’applicazione in ambito universitario del paradigma della transizione verso la sostenibilità.
  2. Definizione di un quadro concettuale e di un modello analitico per l’analisi dei processi organizzativi rilevanti per la sostenibilità dell’Ateneo (sulla base dei riferimenti di cui al pt.2)
  3. Applicazione del modello analitico di cui al pt. b ad alcune delle dimensioni individuate come prioritarie dal Green Office (pt.1), quali l’energia e il GPP.

Il perseguimento dell’obiettivo generale di ordine meramente conoscitivo potrà offrire la base per il raggiungimento di obiettivi di ordine operativo, ovvero la definizione di policies settoriali e integrate. Va inteso che tale auspicabile esito seppure collegato alla conduzione delle attività non deve essere considerato un obiettivo atteso rispetto al quale valutare il buon esito del processo di ricerca quanto un outcome di medio periodo che ricade al di fuori del processo stesso.

4. Bibliografia minima

Bourdieu,  P. (1977)  Outline  of  a  Theory  of  Practice.  Cambridge University  Press,  Cambridge.

Harvey, H., McMeekin, A., Shove, E., Southerton, D.and Walker, G. (2012) Researching Social Practice and Sustainability: puzzles and challenges, Sustainable Practices Research Group, SPRG Discussion Paper 2

Latour,  B.,  1992.  Where  are  the  missing  masses?  The  sociology of   a   few   mundane   artefacts.   In:   Bijker,   W.E.,   Law,   J. (Eds.),  Shaping  Technology/Building  Society.  The  MIT  Press, Cambridge/London,  pp.  205–224.

Orlikowski, W. J. (2009) “The sociomateriality of organisational life: considering technology in management research.” Cambridge Journal of Economics : 34 125-141

Padovan, D. (2015) Assembling societal metabolism and social practices: dynamics of (un)sustainable reproduction Trandbakken, P. Gronow, J. (eds) , 01/2015 :335-362

Schatzki, T. (1996) Social Practices: A Wittgensteinian Approach to Human Activity and the Social, Cambridge University Press, US

Schatzki, T. (2011) Where the Action Is (on Large Social Phenomena Such as Sociotechnical Regimes), Sustainable Practices Research Group, SPRG Discussion Paper 1

Smith, A., & Stirling, A. (2007). Moving outside or Inside? Objectification and reflexivity in the governance of socio-technical systems. Journal of Environmental Policy & Planning, 9, 3-4, 351–373

Warde, A. (2005) Consumption and Theory of Practice, Journal of Consumer Culture, 5: 131 – 152

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